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Osteoporosi: quali sono le terapie più efficaci?

Come si diagnostica l’osteoporosi?

Pur cercando di fare il possibile per arginare la patologia sul nascere, è possibile che faccia capolino lo stesso. «Per verificare la presenza di osteoporosi occorre effettuare una mineralometria ossea computerizzata (Moc). Attraverso una quantità molto esigua di raggi X (o, nelle varianti più moderne, di ultrasuoni), permette di valutare la quantità di minerali presenti nelle ossa. Si tratta di un esame sicuro, semplice, rapido (richiede circa 10 minuti), indolore». Maria Luisa Brandi è professore ordinario di endocrinologia e malattie del metabolismo all’Università di Firenze, direttore dell’unità operativa di malattie del metabolismo minerale e osseo dell’ospedale Careggi.In alcuni casi, in aggiunta alla Moc, il medico potrà richiedere ulteriori accertamenti. In genere prescrive la Tac quantitativa periferica, che misura la densità di osso trabecolare e corticale. Oppure può decidere per la Micro Tac o Tac ad alta risoluzione, una biopsia virtuale dell’osso che consente di visualizzare le trabecole. In base al risultato degli esami lo specialista potrà decidere il trattamento più appropriato per ciascun paziente. In presenza di una semplice osteopenia o di un’osteoporosi lieve potrebbero essere sufficienti i supplementi di calcio e vitamina D.

Terapie efficaci contro la osteoporosi

Farmaci

Quando questi ultimi non bastano, occorre aggiungere una terapia farmacologica per rallentare o arrestare la progressione della patologia. Ecco quali sono i farmaci più comunemente impiegati.

Bisfosfonati 

«Sono composti sintetici in uso dagli anni Novanta in grado di fissarsi sulle superfici ossee e di ridurre il riassorbimento dell’osso, un effetto che persiste anche dopo la sospensione del trattamento». Si assumono per bocca con somministrazioni giornaliere, settimanali o mensili (alendronato, risedronato, ibandronato). A volte per via endovenosa ogni tre mesi (ibandronato) o una volta all’anno (zoledronato). In alcuni casi, potrebbero comparire febbre e dolori muscolo-scheletrici per uno-tre giorni. In rarissimi casi, e in concomitanza con un intervento dal dentista, può verificarsi la morte del tessuto osseo per mancato afflusso di sangue (osteonecrosi) della mandibola o della mascella. Un problema che può provocare dolore, infezione, tumefazione delle gengive e che può essere prevenuto o arginato con l’assunzione di antibiotici. I bisfosfonati non sono indicati per i pazienti con basso livello di calcio nel sangue (ipocalcemia), malattie gastrointestinali, insufficienza renale.

Denosumab

«È un anticorpo monoclonale che limita il riassorbimento osseo, determinando un incremento della densità minerale dell’osso sia trabecolare che corticale, con conseguente riduzione delle fratture da fragilità». Si somministra tramite un’iniezione sottocutanea ogni sei mesi. In casi rarissimi, assimilabili a quanto detto per gli aminobisfosfonati, può provocare osteonecrosi della mascella o della mandibola.

Terapie efficaci contro la osteoporosi: la terapia ormonale sostitutiva

«Indicata per il trattamento delle donne dopo la menopausa, consiste nell’assunzione di ormoni estrogeni, talvolta in combinazione con i progestinici. Il trattamento ha un effetto antiriassorbitivo e previene le fratture, inclusa quella del femore». È controindicato in presenza di patologie cardiovascolari, di cancro al seno o all’utero

 Modulatori selettivi del recettore degli estrogeni

Si tratta di composti sintetici, il principale dei quali è il raloxifene, un farmaco antiriassorbitivo che può essere impiegato nelle donne dopo la menopausa. Si assume per bocca, sotto forma di compresse. Tra gli effetti indesiderati si potrebbero verificare vampate di calore, aumento della sudorazione, dolori articolari, crampi alle gambe.

Terapie efficaci contro la osteoporosi: la Teriparatide

È un frammento dell’ormone paratiroideo umano, prodotto con tecniche di ingegneria genetica. Promuove la formazione di nuovo osso ed è riservato a pazienti a elevato rischio di frattura o che non rispondono agli altri farmaci. La sua somministrazione, che non può superare i due anni, potrebbe provocare in alcuni casi nausea e crampi alle gambe. Questo farmaco è controindicato in caso di insufficienza renale e di tumori allo scheletro. Nel prossimo futuro sarà disponibile anche una nuova molecola, romosozumab, un anticorpo monoclonale che agisce come un forte anabolizzante aumentando la massa ossea. Vanta un’azione molto rapida, perciò è indicato nelle donne dopo la menopausa con elevato e imminente rischio frattura. Il farmaco, approvato nel 2019 negli Stati Uniti e in Europa, è ora in attesa di ricevere l’autorizzazione al commercio in Italia.

Terapie efficaci contro la osteoporosi: le età dello scheletro

Nel corso della vita le nostre ossa si sviluppano seguendo varie fasi.

Crescita

Dalla nascita fino a circa vent’anni le ossa si allungano e si irrobustiscono. È in questa fase che viene costruito il 90% della massa ossea dell’adulto.

Consolidamento

In tale fase, che dura fino a 25 anni circa nella donna e fino a 30 nell’uomo, si forma il restante 10% e si raggiunge il cosiddetto picco di massa ossea, che corrisponde al massimo della densità e della resistenza. «Si tratta di un parametro molto importante. Infatti, maggiore è il suo valore, minore è il rischio di sviluppare l’osteoporosi quando si diventa anziani». Per intenderci, il picco di massa ossea può essere considerato un po’ come un conto corrente bancario, nel quale è stato depositato un capitale. Se quest’ultimo all’inizio era elevato, un prelievo ripetuto nel tempo avrà effetti meno deleteri.

Equilibrio

In questa fase, che nella donna dura fino alla menopausa e nell’uomo fino ai 65-70 anni, i processi di deposizione e riassorbimento dell’osso si equivalgono.

Riassorbimento

Via via che si invecchia, il riassorbimento tende a prevalere sulla formazione di nuovo osso e la massa ossea, di conseguenza, diminuisce.

 

Fonte: Ok salute e benessere

 

 

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