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IL LAVORO CHE “STANCA”

Cresce il peso umano ed economico dei "reumatismi", termine popolare che racchiude una galassia di duecento tra disturbi passeggeri e gravi patologie croniche e invalidanti che colpiscono articolazioni e muscoli per un totale di cinque milioni di italiani. Si va dal mal di schiena, che lascia a casa un lavoratore italiano su quattro per almeno tre giorni l’anno, all’ernia del disco, i cui casi di origine professionale sono triplicati negli ultimi cinque anni, sino all’artrite reumatoide e alla spondilite.
Queste ultime sono patologie autoimmunitarie e progressive con cui combattono ogni giorno 700mila italiani tentando di ritardare il più possibile il giorno in cui non saranno più in grado di muoversi da soli. Le persone che ne sono affette spesso sono costrette ad abbandonare il lavoro, con una sensibile riduzione della qualità della vita propria e dei famigliari, che diventano indispensabili per assolvere le normali incombenze quotidiane. A cinque anni dalla diagnosi di artrite reumatoide la metà dei malati ha un’invalidità permanente.
Eppure tutto ciò si può contrastare efficacemente, sia con le cure tradizionali che con i più recenti farmaci "intelligenti" purché le terapie inizino il prima possibile. Invece la diagnosi arriva in media due anni dopo la comparsa dei primi sintomi di artrite reumatoide e dopo cinque per la spondilite. Anni in cui il processo autoimmunitario erode le articolazioni instaurandovi quelle lesioni irreversibili che poi portano a deformità e blocchi articolari.
Diagnosi precoce e sostegno alla disabilità sono non a caso tra i temi della odierna Giornata mondiale del malato reumatico. il 12 ottobre a Milano sono state illustrate le iniziative di informazione e consulenza medica che si svolgeranno nella settimana in tutta Italia.
"Il lavoro è il tema principale di quest’anno: un’indagine dell’Osservatorio sanità e salute ha calcolato che le giornate di lavoro perse solo per queste forme di malattie ammontano, per il 2008, a 23 milioni. Bisogna prendere di petto il problema: diagnosi precoce, cure efficaci, riabilitazione e chirurgia per correggere le deformità sono strumenti già a disposizione. Basta sfruttarli al massimo per evitare una catastrofe umana, sociale ed economica".

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