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AR: SARDEGNA LA REGIONE PIU’ COLPITA

ipLa Sardegna è la Regione con la più alta percentuale di persone colpite da Artrite Reumatoide in Italia: oltre 10 mila malati di cui il 60% riceve diagnosi e terapia corrette solo dopo 1 o 2 anni dai primi sintomi, mentre la corretta pratica clinica, prevede una diagnosi entro 6 mesi dall’esordio della malattia, in modo da contenerne gli effetti d evastanti.   Questa condizione patolo gica a ggressiva, che colpisce non solo le articolazioni ma nei casi più gravi anche altri organi funzionali, si può evitare attraverso una diagnosi tempestiva e un trattamento farmacologico adeguato in modo tale da  bloccare la progressione della malattia.
L’ Asmar, che si batte da tempo per dar voce alle esigenze delle persone affette da Artrite Reumatoide in Sardegna, allo scopo di agevolare il confronto tra pazienti, specialisti e istituzioni ha organizzato a Cagliari un incontro sul tema dal titolo: “L’Artrite Reumatoide in Sardegna, diritto alla cura e accesso al trattamento”
L’associazione ha anche presentato le richieste di assistenza rivolte da tempo alle istituzioni regionali e un progetto di legge depositato in Senato dal parlamentare del PdL Piergiorgio Massidda. “La battaglia contro l’artrite reumatoide”, ha spiegato Ivo Picciau, presidente dell’Asmar, ha bisogno di risorse adeguate e di un’organizzazione piu’ sistematica e capillare dell’assistenza. Accogliamo favorevolmente la proposta del senatore Massidda che prevede fondi dedicati alla gestione della patologia e alla diagnosi precoce. Ci aspettiamo che la cura delle persone affette da artrite reumatoide resti un obiettivo primario anche per la Regione”.
L’assessore alla Sanita’ Antonello Liori ha ribadito l’attenzione verso la malattia e concordato sull’importanza di una diagnosi precoce e di una terapia appropriate. “Vogliamo individuare centri specialistici sul territorio, assicurare punti di ricovero per le acuzie, dare adeguata assistenza farmacologica”, ha detto l’assessore. “Ci vuole un piano, ma non possiamo nascondere l’esistenza di problemi economici legati a vincoli che lo Stato pone alla spesa sanitaria. Anche per questo ben vengano proposte come quella del senatore Massidda”. Nella proposta di legge del parlamentare sardo, tra l’altro, e’ previsto un sostegno economico per l’acquisto di farmaci biologici, da anni utilizzati nella pratica clinica reumatologia, il cui costo a paziente e’ stimato in circa 10.000 euro. “Un paziente non trattato con farmaci biologici con artrite reumatoide in fase avanzata”, ha precisato Massidda, “costa in media 30.000 euro”.
Alessandro Mathieu, rappresentante della SIR (Società Italiana di Reumatologia) e Professore Ordinario di reumatologia presso la Facoltà di Medicina dell’ Università di Cagliari, afferma che:  “la Società Italiana di Reumatologia (SIR) ha collaborato alla proposta di legge e ritiene il testo attuale utile a migliorare l’assistenza per i Malati affetti da Malattie Reumatiche Sistemiche anche attraverso una razionale organizzazione delle attività Reumatologiche regionali ed a percorsi assistenziali facilitati. In Sardegna c’è la necessità oggettiva di potenziare tutte le Strutture reumatologiche esistenti e i loro organici,  e di attivare nuovi ambulatori in misura proporzionale alla richiesta di prestazioni assistenziali reumatologiche”.
Roberto Murgia,  medico specialista in reumatologia di Cagliari e rappresentante CROI (Collegio Reumatologi Ospedalieri Italiani) afferma “in Sardegna manca una rete assistenziale di reumatologia adeguata alle esigenze del territorio e i posti letto per i pazienti non sono sufficienti. Dei 24 letti assegnati alle patologie reumatiche solo 8 sono garantiti in tutta la Regione, tutti presso l’ Azienda Ospedaliera Universitaria di Cagliari, 6 dei quali sono gestiti dalla cattedra di Reumatologia e 2 dall’ Unità Operativa di Medicina Interna patologie osteomuscolari” e aggiunge “sarebbe poi utile, oltre all’apertura dell’atteso Reparto Ospedaliero di riferimento, arricchire ogni Provincia quanto meno di una Struttura Semplice ed implementare la collaborazione fra servizi centrali e network territoriale. D’altra parte, mentre mancano posti letto e ambulatori efficienti, non manca il personale: basterebbe riconvertire alla loro specialità i tanti Reumatologi formati negli anni dalla Scuola Sarda e costretti a fare i Fisiatri o i Geriatri”.
24 nov 09
ip

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