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Reumatologia, il reparto che non c’è

da L’Unione Sarda del 15.10.2012
 
«Fatta eccezione per il Policlinico universitario di Monserrato, in Sardegna, caso unico in Italia, non esiste un solo reparto di reumatologia che possa definirsi tale. Il risultato è che al Policlinico le liste di attesa sono inaccettabili: da 6 a 9 mesi».
L’assistenza è carente sia dal punto di vista ambulatoriale che soprattutto ospedaliero e sul territorio si registrano anche inquietanti paradossi. «Al Brotzu, solo per fare un esempio, la Reumatologia c’è ma a gestirla non sono reumatologi, bensì altri specialisti. È come se una donna si recasse in Ginecologia e trovasse soltanto urologi». A denunciare, con forza, le numerose criticità che caratterizzano la diagnosi e l’assistenza ai malati reumatici è Ivo Picciau, presidente dell’Asmar (Associazione sarda malati reumatici).
Ieri mattina, per il decimo anno consecutivo, i volontari dell’associazione si sono dati appuntamento in piazza del Carmine per dar vita a una giornata di informazione e sensibilizzazione. «Non era mai venuta così tanta gente», riferisce soddisfatto Picciau, «a dimostrazione delle dimensioni di un fenomeno che ormai è diventato una vera e propria emergenza sociale. Abbiamo faticato a far fronte al flusso ininterrotto di cittadini desiderosi di avere informazioni e parlare con i nostri medici».
Ad accogliere le persone all’ombra di un gazebo c’erano gli specialisti Enrico Cacace, Maria Del Piano, Alessandra Beccaris e Mariangela Pusceddu, Quirico Mela (nella foto). Tra le 9 e le 14 sono stati distribuiti depliant informativi sulle patologie reumatiche più diffuse: artrite reumatoide, spondilite anchilosante, artrite psoriasica, les, sclerodermia, osteoporosi, sjogren, artrosi, fibromialgia. «La Sardegna è una delle regioni con la percentuale più elevata di malati reumatici», sottolinea Picciau, «il 23 per cento dei sardi sono affetti da artriti e artrosi e l’8 per cento da osteoporosi, contro una media nazionale rispettivamente del 18 per cento e del 5 per cento».
Il problema è che per scongiurare il rischio che la patologia diventi invalidante, è necessario che la diagnosi arrivi entro una finestra che va da tre a sei mesi, mentre nell’Isola, come detto, per accedere alla prima visita bisogna aspettare da sei a nove mesi. L’Asmar rilancia quindi il proprio appello alle istituzioni. «L’assessore regionale alla Sanità, Simona De Francisci, ha manifestato un forte interessamento verso questa tematica e ci ha rassicurato», conclude Picciau, «per cui siamo fiduciosi. Non ci resta che aspettare che dalle parole si passi ai fatti». Da un’indagine del Censis risulta che il 42,9 per cento dei malati reumatici ha dovuto interrompere tutte le attività extra lavorative. Il 28,2 per cento sente di essere un peso per gli altri. Per il 26,7% la malattia ha avuto un impatto negativo sulla vita sessuale. Per il 16,2 per cento la malattia ha avuto un impatto negativo sulla relazione di coppia o ha interrotto una relazione affettiva. Il 9,1 per cento ha rinunciato al desiderio di maternità/paternità. Il 26,4 per cento non riesce a di guidare la macchina o a usare i mezzi pubblici. Infine, 7 malati su 10 hanno problemi a lavarsi e vestirsi, a portare la borsa, ad aprire un rubinetto o avvitare una caffettiera.
Paolo Loche

fonte: L’Unione Sarda

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