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IL RITORNO DELLA GOTTA

 In passato ne hanno sofferto Carlo Magno, Giulio Cesare, Galileo, Darwin, Newton, Luigi XIV. In tempi recenti la gotta è stata dimenticata perché ritenuta, a torto, scomparsa. Invece, anche se non se ne parla quasi mai, l’1-2% degli italiani adulti soffre di questa malattia reumatica: numeri in crescita, soprattutto tra donne e anziani.

«La gotta rappresenta l’artrite più frequente nell’uomo, dove raggiunge una prevalenza del 7% dopo i 65 anni», conferma Carlomaurizio Montecucco, direttore della scuola di specializzazione in reumatologia dell’Università di Pavia. «Nelle donne compare dopo la menopausa, con una prevalenza che tende ad aumentare con l’età, fino a raggiungere un valore del 3% oltre gli 85 anni».

A riportare in auge questa malattia i reumatologi italiani, riuniti a Padova per un corso teorico-pratico sull’analisi del liquido sinoviale, test fondamentale per diagnosticare con sicurezza la gotta che, nonostante sia nota fin dagli albori della medicina, oggi è una malattia sottodiagnosticata, soprattutto quando a soffrirne 

sia un anziano.

«La presentazione clinica e la presenza di un’iperuricemia nota, possono indirizzare alla diagnosi; la certezza può essere ottenuta solo dimostrando la presenza di cristalli di urato monosodico nel liquido sinoviale o in un tofo», afferma Leonardo Punzi, del dipartimento di reumatologia, medicina clinica e sperimentale del Policlinico Universitario di Padova. «Purtroppo i progressi nella precisazione diagnostica sono, talvolta, vanificati dall’assenza di strumenti terapeutici adeguati; in Italia non tutti i pazienti tollerano la terapia attualmente disponibile».

La diagnosi è resa difficile anche dai sintomi che si manifestano in modo diverso a seconda del paziente, specie negli anziani. «Il dolore può essere meno violento, rispetto a quello tipico della gotta acuta», spiega Antonio Cherubini, del dipartimento di geriatria e gerontologia dell’Università di Perugia. «Può esserci l’interessamento di più articolazioni anziché di una sola; bisogna sempre considerare che il soggetto anziano soffre spesso di più patologie. Non è raro che siano già presenti condizioni che possono provocare un dolore articolare, come l’artrosi che, fra l’altro, può a sua volta facilitare la comparsa di gotta».

A giustificare l’aumento del numero di casi di gotta, sia nelle donne che negli uomini, partecipano diversi fattori. «Un contributo è dato dall’uso di una serie di farmaci che sono in grado di determinare un aumento dell’uricemia», precisa Montecucco. «Fra quelli di uso più comune i diuretici, farmaci largamente utilizzati come antipertensivi, anche negli individui anziani, e l’aspirina a basse dosi, utilizzata come antiaggregante. Anche la ciclosporina, impiegata per prevenire il rigetto nei trapianti, provoca facilmente iperuricemia e gotta».

Accanto al progressivo invecchiamento della popolazione, altri fattori giustificano l’aumento della gotta: la diffusione dell’insufficienza renale cronica (caratterizzata da aumento dell’acido urico), le variazioni subite dalle abitudini alimentari, col progressivo allontanamento dalla dieta mediterranea a favore di altri alimenti (hamburger, birra fonte di purine, cioè precursori dell’acido urico), la diffusione dell’obesità e del sovrappeso.

Anche un’altra ragione ha fatto risvegliare l’interesse per iperuricemia e gotta: l’aumento dei livelli di acido urico nel sangue non si risolve unicamente in un problema articolare; l’acido urico infatti risulta essere un fattore di rischio indipendente per lo sviluppo di danni e di eventi cardiovascolari e renali.

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