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Fibromialgia: una grave patologia debilitante!

La fibromialgia detta anche sindrome fibromialgica (FM) o sindrome di Atlante, è una sindrome reumatica idiopatica e multifattoriale che causa un leggero aumento della tensione muscolare.

Si manifesta con dolore muscolo scheletrico generalizzato, sebbene possa avere inizio in una sede localizzata, come rachide cervicale e spalle.Nonostante il dolore sia localizzato in corrispondenza dei tessuti molli (muscoli, legamenti e tendini), la fibromialgia non è un’infiammazione dei tessuti.E’ associata ad astenia, problemi cognitivi, disturbi del sonno, ansia e/o depressione.Cefalea ed emicrania sono sintomi comunemente descritti dai pazienti con sindrome fibromialgica.Dalla letteratura internazionale si evince come sia difficile formulare una diagnosi di fibromialgia a fronte dell’assenza di segni documentabili come esami di laboratorio o diagnostica strumentale, dal momento che non è caratterizzata da anomalie di laboratorio o strumentali.Gli esami di laboratorio raccomandati si limitano ad una iniziale valutazione tramite emocromo e PCR, dal momento che la fibromialgia non è una condizione infiammatoria.Rispetto agli esami strumentali, la letteratura non fornisce alcun suggerimento. In pratica tutte le valutazioni sono necessarie solo per una diagnosi differenziale, per escludere ogni altra ipotesi diagnostica che generalmente comprende: artrite reumatoide, lupus sistemico eritematoso, polimialgia reumatica, spondiloartrite, ipo-iper paratiroidismo, neuropatia.Oggigiorno per la formulazione di diagnosi di fibromialgia devono essere soddisfatti 3 criteri contemporaneamente: dolore diffuso in specifiche aree del corpo, presenza di sintomi caratteristici e durata della sintomatologia almeno di 3 mesi.Nel 1990 l’American College of Reumatology ha individuato 18 punti, detti Tender Points che rispondono (con dolore circoscritto) ad una digitopressione pari a circa 4kg.I punti sono presenti simmetricamente su entrambi i lati del corpo e corrispondono a:

 

  • base del cranio, accanto alla colonna vertebrale
  • base del collo nella parte posteriore
  • in cima alle spalle, sulla parte posteriore
  • fra la clavicola e la spina dorsale
  • sulla cassa toracica
  • sul bordo esterno dell’avambraccio, circa 2 centimetri sotto il gomito
  • nella parte superiore dell’anca
  • nella parte alta dei glutei
  • sul ginocchio. 

Oltre ai sintomi essenziali e caratteristici (dolore, affaticamento, disturbi del sonno e disturbi cognitivi) i sintomi che più frequentemente sono riferiti dai pazienti con fibromialgia sono: cefalea o emicrania, estrema sensibilità al tatto, disturbi della sfera affettiva, dolore facciale, sensazione di intorpidimento/formicolio, difficoltà nella concentrazione, ansia, depressione, lombalgia, rigidità muscolare, crampi alle gambe e dolore addominale con alternanza stipsi/diarrea.Attualmente gli specialisti sono concordi nel raccomandare che l’iniziale presa in carico del paziente affetto da fibromialgia avvenga nel setting dell’assistenza primaria, da parte del medico di famiglia (nell’ambito di un team multi professionale), come già avviene per la presa in carico di molte patologie croniche.L’attività educativa può essere svolta da qualsiasi professionista sanitario formato, coinvolto nella gestione della fibromialgia nei diversi setting e luoghi di cura in cui si verifica la presa in carico.Il medico di medicina generale, lo specialista o l’infermiere dietro adeguata formazione, possono intraprendere un’azione educativa, che se strutturata al meglio, risulta di per sé un trattamento efficace nella FM.La fibromialgia è un problema di salute grave e la persona affetta deve prenderne consapevolezza.L’approccio educativo parte dalla descrizione delle caratteristiche della malattia ed abbraccia l’importanza che rivestono il dolore, il sonno e i relativi disturbi, lo stress ed i problemi legati all’umore e per finire, ma non meno importante, le possibili strategie di coping da mettere in atto.I trattamenti non farmacologici comprendono: l’attività fisica aerobica regolare anche in acqua, un approccio cognitivo – comportamentale, l’agopuntura, un adeguato programma nutrizionale, la terapia iperbarica (non considerato un trattamento standard).Il trattamento farmacologico, invece, è raccomandato solo quando i segni/sintomi non sono migliorati dalle strategie non farmacologiche.

Fonte: A C N

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