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Malattie reumatiche, protesta a Carbonia L’8 marzo presidio delle pazienti alla Asl

14aSciopero della terapia a oltranza e un presidio permanente presso la sede della direzione generale della Asl 7 di Carbonia. La data scelta dalle donne affette da patologia immuno-reumatica del Sulcis non cade a caso: l’otto marzo, giorno della festa della donna. La richiesta: “Un centro di assistenza reumatologica strutturato, stabile e certo”

 

L’8 marzo le donne affette da patologia immuno-reumatica del Sulcis Iglesiente inizieranno uno sciopero della terapia a oltranza e un presidio permanente presso la sede della direzione generale della Asl 7 di Carbonia, in via Dalmazia 83. In pratica interromperanno le terapie mettendo a rischio la propria salute e la propria abilità fisica, o almeno quella residua.

L’INIZIATIVA – La protesta, organizzata dall’Asmar – Associazione sarda malati reumatici – mira ad avere, come più volte “promesso” dal vertice della sanità sulcitana, un centro di assistenza reumatologica strutturato, stabile e certo. Ma soprattutto dotato di personale dedicato (medico e infermieristico) e locali adeguati. Ora, spiega l’associazione, a fronte di un migliaio di pazienti cronici assistiti, di cui circa 150 con terapie biologiche, sono disponibili una specialista reumatologa in ruolo e una a contratto, scadenza maggio 2013. Il personale infermieristico è in prestito da altre specialità e i locali sono assolutamente insufficienti e inadeguati. Una situazione di assoluta precarietà dove i malati navigano nella totale incertezza: spesso si vedono annullare importanti appuntamenti programmati per terapia o visita di controllo.

Altro problema, continua l’associazione, è rappresentato dai locali. I farmaci tecno-biologici sono immunodepressivi ed espongono il paziente a malattie infettive. La sala d’aspetto è in condivisione con un reparto frequentato da pazienti affetti da malattie infettive. Inoltre la sala per la terapia è senza poltrone per infusione, dove peraltro vengono preparate le infusioni e dove si praticano prelievi e all’occorrenza ECG per le pre ospedalizzazioni. Una situazione da terzo mondo.

LA RESPONSABILE ANMAR – “Le malattie immuno reumatiche colpiscono l’ 80% le donne, per questo abbiamo scelto simbolicamente la data della festa delle donne per iniziare questa forma di lotta, continueremmo ad oltranza finché con ci saranno fatti concreti. Delle promesse non ci fidiamo più” afferma Anna Maria Floris responsabile Anmar nel Sulcis Iglesiente. “Ci hanno tolto il lavoro, ora ci voglio togliere la possibilità di curarci, ogni volta che ho un appuntamento per la terapia mi viene l’ansia che mi chiamino per annullare o rimandare la visita, ci siamo stancate, ora basta!” ha aggiunto Maria Paola Podighe, una delle organizzatrici della protesta.

LE MALATTIE REUMATICHE – Si tratta di patologie (artrite reumatoide, spondilite anchilosante, artrite psoriasica, les, sclerodermia, osteoporosi, sjogren, artrosi…..) croniche, progressive e rapidamente disabilitanti. La possibilità di bloccarne la progressione dipende dalla terapia che deve essere adeguata, costante (per tutta la vita) e certa. Colpiscono a tutte le età e possono comparire all’improvviso, in forma acuta, o in modo lento e portare, nel tempo, a disabilità. In Italia il 10% della popolazione soffre di queste patologie che possono essere di tipo degenerativo (l’artrosi) o di tipo infiammatorio (l’artrite). Rappresentano oggi la seconda richiesta di visita, dopo quelle cardiologiche, presso la medicina generale, e sono in netto aumento.

IN SARDEGNA -La Sardegna è la regione con la percentuale più elevata di persone affette da malattie reumatiche. Dalle indagini ISTAT il 23 % dei sardi sono affetti da artriti e artrosi e l’8 da osteoporosi, contro una media nazionale rispettivamente del 18 e del 5%. La Sardegna ha un sistema di assistenza reumatologica non adeguato, Non esiste una sola struttura (ne semplice, ne complessa) ospedaliera di reumatologia, non esistono protocolli di screening e di valutazione clinica per la diagnosi precoce e non è mai stato effettuato uno studio epidemiologico regionale.(fonte Unione Sarda)

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