«Il cortisone era ritenuto una "brutta bestia". Oggi lo abbiamo domato, sappiamo come farlo prendere ai pazienti per ridurre al minimo gli effetti collaterali e trarne il massimo beneficio». Parola di Maurizio Cutolo, responsabile dell’Unità di Reumatologia del Dipartimento di Medicina Interna dell’università di Genova e presidente dell'ultimo congresso dell'European League Against Rheumatism (Eular), che si è tenuto di recente a Roma. Dove è stato svelato il «segreto» per usare al meglio il cortisone: la cronoterapia, ovvero la somministrazione del farmaco in tempi precisi, che rispettino i ritmi dell'organismo.
Il concetto è semplice, in fondo. Nessuno si sognerebbe di dare l'insulina a un diabetico in un momento qualsiasi della giornata: lo stesso dovrebbe essere per il cortisone a chi soffre di una malattia reumatica, perché le cure devono «adattarsi» alle variazioni di attività del nostro organismo, quei ritmi circadiani che danno il passo alle nostre 24 ore. I cortisonici di fatto servono a compensare il deficit di cortisolo tipico delle patologie reumatiche e di tutte le malattie in cui c'è un coinvolgimento infiammatorio o del sistema immunitario. La risposta immune e infiammatoria dell’organismo è attiva di notte: è alle tre di notte, ad esempio, che c’è la fase di
Come noto, l’artrite reumatoide è un’infiammazione cronica che riguarda le articolazioni ma anche i tessuti epidermici, polmonari, oculari e i vasi sanguigni. Stanchezza e febbre sono i sintomi più comuni.?Si tratta di malattia autoimmune che si manifesta solitamente in modo simmetrico nei vari organi (entrambe le mani o entrambe le ginocchia). Le più colpite sono le donne.
Carlomaurizio Montecucco, direttore del reparto di Reumatologia del Policlinico San Matteo di Pavia, è tra gli estensori di un decalogo che indica gli obiettivi terapeutici, sia per i pazienti che per medici, da perseguire nei casi di artrite reumatoide, malattia che se non adeguatamente curata ha conseguenze disabilitanti e può portare a gravi conseguenze.
1.Il primo obiettivo del trattamento dell’artrite reumatoide dovrebbe essere il raggiungimento dello stato di remissione clinica.?
2.La remissione clinica è definita come l’assenza di segni e sintomi significativi di attività infiammatoria.?
Negli anni ‘80 il giornalista scientifico Norman Cousin, colpito da spondilite anchilosante decise di curarsi ridendo. Visionava per tre-quattro ore al giorno film comici e assumeva soltanto 25 grammi al giorno di vitamina C tramite flebo. Contrariamente a qualsiasi previsione e parere medico-scientifico, Cousin è riuscito a guarire completamente nell'arco di un solo anno.
Le ragioni scientifiche per una tale guarigione quasi miracolosa, sono difficili da spiegare in due parole. E’ necessario, però, concentrarsi un attimo sull’atto del ridere, ovvero la risata, che coinvolge tutto il nostro corpo.
Sta avendo successo la nuova pillola per contrastare l'osteoporosi. Si tratta di una composto sperimentato su un gruppo di cavie che nell’arco di sei settimane di terapia hanno avuto ottimi riultati.
Il medicinale, che per l’occasione ha preso il nome di una abbreviazione, LP533401, funziona non soltanto rallentando la rottura delle ossa, ma costruisce nuovo tessuto osseo. Esiste da tempo una terapia capace di svolgere questa azione, il teriparatide, ma dev'essere inoculato.
In passato ne hanno sofferto Carlo Magno, Giulio Cesare, Galileo, Darwin, Newton, Luigi XIV. In tempi recenti la gotta è stata dimenticata perché ritenuta, a torto, scomparsa. Invece, anche se non se ne parla quasi mai, l'1-2% degli italiani adulti soffre di questa malattia reumatica: numeri in crescita, soprattutto tra donne e anziani.
«La gotta rappresenta l'artrite più frequente nell'uomo, dove raggiunge una prevalenza del 7% dopo i 65 anni», conferma Carlomaurizio Montecucco, direttore della scuola di specializzazione in reumatologia dell'Università di Pavia. «Nelle donne compare dopo la menopausa, con una prevalenza che tende ad aumentare con l'età, fino a raggiungere un valore del 3% oltre gli 85 anni».
C'è un altro pianeta in Sardegna, dentro la sanità pubblica, che combatte da anni per un'assistenza pubblica adeguata. È quello dove vivono i malati reumatologici, migliaia di sardi che hanno bisogno di cure puntuali e controlli periodici per evitare che la malattia porti all'invalidità. Il problema è la carenza di strutture pubbliche (c'è solo il Policlinico), non di reumatologi che, chiariscono le associazioni, «sono anzi tantissimi ma utilizzati per altri tipi di specialità».
LA SITUAZIONE. La maggior parte dei malati deve attendere «mesi e mesi» anche per una semplice visita di controllo. Col rischio che eventuali complicazioni colpiscano altri organi e tessuti. Si tratta, infatti, di patologie croniche autoimmuni (come il lupus, l'artrite reumatoide, la spondilite anchilosante) con cui si è costretti a vivere per tutta la
La sclerodermia è una malattia di quelle serie: indurisce la cute delle mani e del viso e poi «pietrifica» i tessuti di cuore, polmoni e reni in un crescendo di aggressività. Eppure comincia con un sintomo apparentemente innocuo: le mani che diventano fredde e cambiano colore, soprattutto con gli sbalzi di temperatura. Nella maggior parte dei casi è una reazione normale, dovuta ad esempio al freddo; a volte però può essere la spia della sclerodermia. Per capirlo c'è un esame, la videocapillaroscopia, che a dispetto del nome è molto semplice e verrà offerto gratuitamente su un bus itinerante che a partire dal prossimo maggio percorrerà tutta Italia.