ASMAR https://www.reumaonline.it Associazione Sarda Malati reumatici - Onlus Fri, 28 Feb 2020 17:07:54 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.13 La psoriasi può provocare ansia https://www.reumaonline.it/la-psoriasi-puo-provocare-ansia/ Fri, 28 Feb 2020 17:07:54 +0000 https://www.reumaonline.it/?p=2778 Le persone che soffrono di psoriasi devono fare i conti con l’ansia e lo stress, in particolare nei periodi in cui la malattia è in fase acuta. La psoriasi è un’infiammazione cronica e recidivante della pelle, non contagiosa e non infettiva, che si può tenere sotto controllo ma che provoca comunque disagi e imbarazzo. Il ...

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Le persone che soffrono di psoriasi devono fare i conti con l’ansia e lo stress, in particolare nei periodi in cui la malattia è in fase acuta.

La psoriasi è un’infiammazione cronica e recidivante della pelle, non contagiosa e non infettiva, che si può tenere sotto controllo ma che provoca comunque disagi e imbarazzo. Il 77% delle persone che soffrono di psoriasi eartrite psoriasica, nei periodi in cui le lesioni cutanee sono in fase acuta, devono fare i conti anche con l’ansia e lo stress che comunque peggiorano ulteriormente i sintomi.La psoriasi provoca lesioni sulla pelle, dolore e prurito, chi ne è affetto tende a nasconderla e questo oltre ai disagi fisici provoca anche nervosismo e problemi a rapportarsi agli altri. È stressante dover spiegare sempre cosa sono quelle lesioni e perché compaiono, che non sono contagiose e nulla di grave, doversi quasi giustificare per qualcosa che non ha cause o colpe di alcun tipo.Le cure per la psoriasi ci sono ma non sempre e non su tutti si dimostrano efficaci, i pazienti tendono a essere sfiduciati e a non farsi seguire da un dermatologo perché convinti di non poter ricevere il giusto aiuto. Purtroppo la psoriasi non ha una cura definitiva che funziona per tutti, ma ci sono tante strade da provare a seconda dell’entità dei sintomi e quindi bisogna insistere senza arrendersi. Per le forme lievi ci sono creme e unguenti e anche lafototerapia si è rivelata efficace. Per le forme più estese e gravi si può provare con i farmaci per via sistemica, come compresse o iniezioni sottocute, ma anche dei nuovi farmaci biologici.

Fonte: BLOGO

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Team di ricercatori italiani scopre una molecola per sconfiggere l’osteoporosi https://www.reumaonline.it/team-di-ricercatori-italiani-scopre-una-molecola-per-sconfiggere-losteoporosi/ Wed, 05 Feb 2020 10:46:44 +0000 https://www.reumaonline.it/?p=2774 L’osteoporosi, una delle malattie più diffuse nel mondo e che ad oggi colpisce oltre 200 milioni di persone, potrebbe finalmente diventare una malattia curabile. A “scoprire” l’Irisina, la molecola che sconfigge la malattia, è stata la scienziata barese Maria Grano e il suo team di ricerca dell’Università di Bari. Dopo la concessione del brevetto italiano ...

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L’osteoporosi, una delle malattie più diffuse nel mondo e che ad oggi colpisce oltre 200 milioni di persone, potrebbe finalmente diventare una malattia curabile. A “scoprire” l’Irisina, la molecola che sconfigge la malattia, è stata la scienziata barese Maria Grano e il suo team di ricerca dell’Università di Bari. Dopo la concessione del brevetto italiano nel 2016, come si legge in un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno, è arrivato l’ok anche per il brevetto americano: il via libera consentirà la vendita del farmaco in tutto il mondo.“Dagli Usa ci hanno fatto soffrire: molte obiezioni benché i dati fossero inconfutabili – racconta la scienziata, intervistata da Francesca Di Tommaso  -. I ricercatori americani tendono a proteggere i brevetti interni. Ed erano un po’ piccati dal fatto che, benché fossero stati loro a scoprire l’Irisina, non avevano colto il suo ruolo primario nella lotta all’osteoporosi. Ora, aver ottenuto il brevetto americano significa che la vendita del farmaco, una volta sviluppato, può avvenire solo pagando il titolare del brevetto, ovvero l’università di Bari. Chiunque lo utilizzi per la cura dell’osteoporosi dovrà prendere accordi e dare le royaltes ad Uniba. Considerando che nel mondo gli osteoporotici sono oltre 200 milioni – continua la scienziata – si tratta di un mercato molto importante”

Fonte: Ilikepuglia

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Il nuovo numero di Arcipelaghi di Gennaio 2020 è online https://www.reumaonline.it/il-nuovo-numero-di-arcipelaghi-di-gennaio-2020-e-online/ Mon, 27 Jan 2020 09:40:53 +0000 https://www.reumaonline.it/?p=2763                                                 Clicca qui e leggi il nuovo numero di Arcipelaghi 2020

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Arcipelaghi: Gennaio 2020 https://www.reumaonline.it/arcipelaghi-gennaio-2020/ Mon, 27 Jan 2020 09:16:06 +0000 https://www.reumaonline.it/?p=2759 L'articolo Arcipelaghi: Gennaio 2020 proviene da ASMAR.

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ASMAR ONLUS e l’Associazione S’ANDERA organizzano tre incontri ad ingresso libero per presentare la Biodanza https://www.reumaonline.it/asmar-onlus-e-lassociazione-sandera-organizzano-tre-incontri-ad-ingresso-libero-per-presentare-la-biodanza/ Fri, 15 Nov 2019 10:00:31 +0000 https://www.reumaonline.it/?p=2720 ASMAR ONLUS e l’associazione S’ANDERA organizzano tre incontri ad ingresso libero per presentare la biodanza. Gli appuntamenti ad ingresso libero sono fissati per il 18 e 25 novembre e  3 dicembre. la Biodanza, è un metodo esperienziale per combattere il dolore attraverso la conoscenza di sé stessi  che si propone di trasmettere ai pazienti fibromialgici.   ...

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ASMAR ONLUS e l’associazione S’ANDERA organizzano tre incontri ad ingresso libero per presentare la biodanza.

Gli appuntamenti ad ingresso libero sono fissati per il 18 e 25 novembre e  3 dicembre. la Biodanza, è un metodo esperienziale per combattere il dolore attraverso la conoscenza di sé stessi  che si propone di trasmettere ai pazienti fibromialgici.

 

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Intervista del TG3 Sardegna al presidente dell’ASMAR Ivo Picciau sul problema della disponibilità dei farmaci biologici. https://www.reumaonline.it/intervista-del-tg3-sardegna-al-presidente-dellasmar-ivo-picciau-sul-problema-della-disponibilita-dei-farmaci-biologici/ Thu, 24 Oct 2019 14:04:12 +0000 https://www.reumaonline.it/?p=2696 Intervista del TG3 Sardegna al presidente dell’ASMAR Ivo Picciau andata in onda il 22 Ottobre 2019  ha evidenziato le problematiche sulla disponibilità dei farmaci biologici per i pazienti reumatologici sardi.   Per visualizzare il video clicca qui

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Intervista del TG3 Sardegna al presidente dell’ASMAR Ivo Picciau andata in onda il 22 Ottobre 2019  ha evidenziato le problematiche sulla disponibilità dei farmaci biologici per i pazienti reumatologici sardi.

 

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Artrite reumatoide all’esordio, metotressato meglio in combinazione con farmaci biologici che da solo https://www.reumaonline.it/artrite-reumatoide-allesordio-metotressato-meglio-in-combinazione-con-farmaci-biologici-che-da-solo/ Tue, 10 Sep 2019 17:15:01 +0000 https://www.reumaonline.it/?p=2681 Una metanalisi di recente pubblicazione su J Gen Intern Med ha ribadito il vantaggio del trattamento di combinazione a base di MTX e un farmaco biologico (anti-TNF o di classe differente) rispetto alla monoterapia con MTX in pazienti adulti con AR all’esordio, suffragando il ricorso precoce alla terapia di combinazione nei pazienti con malattia di ...

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Una metanalisi di recente pubblicazione su J Gen Intern Med ha ribadito il vantaggio del trattamento di combinazione a base di MTX e un farmaco biologico (anti-TNF o di classe differente) rispetto alla monoterapia con MTX in pazienti adulti con AR all’esordio, suffragando il ricorso precoce alla terapia di combinazione nei pazienti con malattia di grado moderato-severo che non sperimentano una risposta tempestiva o robusta ai DMARD convenzionali.

Una metanalisi di recente pubblicazione su J Gen Intern Med ha ribadito il vantaggio del trattamento di combinazione a base di MTX e un farmaco biologico (anti-TNF o di classe differente) rispetto alla monoterapia con MTX in pazienti adulti con AR all’esordio, suffragando il ricorso precoce alla terapia di combinazione nei pazienti con malattia di grado moderato-severo che non sperimentano una risposta tempestiva o robusta ai DMARD convenzionali.Le linee guida vigenti sul trattamento dell’AR raccomandano, nei pazienti con malattia all’esordio (< 1 anno) il ricorso ad una terapia tempestiva, avente, come finalità, il raggiugimento degli obiettivi della remissione o della ridotta attività di malattia. Le terapie disponibili per l’AR prevedono l’impiego di corticosteroidi, DMARDcs, farmaci biologici (anti-TNF o appartenenti ad altra classe), i DMARD sintetici a target o i biosimilari.Nel corso degli ultimi due decenni, i farmaci biologici sono diventati un’importante opzione di trattamento per l’AR conclamata. Tuttavia, ancora oggi vi sono giudizi contrastanti sul loro impiego nell’AR all’esordio.Per dirimere la questione, si è voluto recensire la letteratura disponibile relativa all’impiego di farmaci biologici nell’AR all’esordio, al fine di verificare una effettiva superiorità del trattamento di combinazione con MTX (opzione di prima linea in questo setting di pazienti) rispetto alla monoterapia con DMARDcs.E’ stata condotta, in primis, una ricerca bibliografica dei trial clinici randomizzati condotti in pazienti con AR all’esordio trattati con farmaci biologici e MTX.
I risultati di questa ricerca di letteratura, condotta sui principali database bibliografici, ha portato all’identificazione di 22 trial clinici randomizzati e controllati.

Gli studi in questione avevano effettuato i seguenti confronti tra farmaci:
– farmaco anti-TNF (adalimumab) vs. MTX
– farmaco biologico non anti-TNF (abatacept, tocilizumab) vs. MTX
– farmaco anti-TNF (infliximab)+ MTX vs. terapia combinazione DMARDcs
– farmaco biologico non anti-TNF (abatacept, tocilizumab, rituximab) vs. MTX
– farmaco anti-TNF vs. farmaco biologico non anti-TNF

In ragione della presenza di confronti multipli tra molecole differenti tra loro, è stata condotta una metanalisi a rete, un metodo statistico che permette di esprimere una differenza di efficacia, o di sicurezza, anche fra terapie che non sono mai state poste a confronto diretto in uno stesso studio.Dalla metanalisi condotta è emerso che la terapia di combinazione con MTX, in generale, indipendentemente dal farmaco biologico usato, era in grado di migliorare decisamente il controllo di malattia, la remissione (definita dal punteggio DAS28) e la capacità funzionale, rispetto alla monoterapia con MTX o con un farmaco biologico.Nello specifico, la proporzione di pazienti che hanno raggiunto la risposta ACR50 è risultata più elevata (dal 20% al 57%) nei gruppi di trattamento con terapia di combinazione “farmaco biologico-MTX” rispetto alla monoterapia con MTX.Non sono emerse, invece, differenze significative tra gruppi un termini di tassi di abbandono del trattamento prescritto a causa di eventi avversi (gravi e non gravi).
A questo proposito, i ricercatori hanno invitato a considerare con prudenza il dato di safety in ragione della durata degli studi non particolarmente elevata (da 6 mesi a 2 anni).Inoltre, l’elevata dispersione dei dati non ha consentito di trarre conclusioni sui tassi di eventi avversi in base all’età o tra individui con livelli differenti di attività di malattia, mentre non è stato proprio possibile, causa insufficienza dati, determinare l’efficacia relativa dei singoli farmaci anti-TNF e dei farmaci biologici appartenenti a classi differenti.
“Di qui – concludono – la necessità di avere nuovi studi con periodi di trattamento e di follow-up di maggior durata, al fine di comprendere la prognosi a lungo termine dell’AR all’esordio (…) come pure di studi che mettano a confronto strategie di trattamento differenti in pazienti con diagnosi di AR all’esordio e gradi diversi di attività di malattia”.

Fonte: Pharmastar

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Il nuovo numero di Arcipelaghi del mese di Agosto è online https://www.reumaonline.it/il-nuovo-numero-di-arcipelaghi-del-mese-di-agosto-e-online/ Wed, 31 Jul 2019 22:45:40 +0000 https://www.reumaonline.it/?p=2672                                    Clicca qui per leggere il nuovo numero di Arcipelaghi in formato pdf

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Arcipelaghi : Agosto 2019 https://www.reumaonline.it/arcipelaghi-agosto-2019/ Wed, 31 Jul 2019 22:37:25 +0000 https://www.reumaonline.it/?p=2670 L'articolo Arcipelaghi : Agosto 2019 proviene da ASMAR.

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L’osteoporosi : la prevenzione deve iniziare a 30 anni https://www.reumaonline.it/losteoporosi-la-prevenzione-deve-iniziare-a-30-anni/ Wed, 31 Jul 2019 10:15:55 +0000 https://www.reumaonline.it/?p=2658 L’osteoporosi è una malattia che dipende dall’età, ma anche dall’alimentazione e dallo stile di vita. Per questa ragione la prevenzione inizia quando sei ancora giovane e prosegue per tutta la vita, soprattutto se sai di avere alcuni fattori di rischio.Ti sembrerà una malattia tipica della vecchiaia, eppure le cause si presentano molti anni prima della ...

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L’osteoporosi è una malattia che dipende dall’età, ma anche dall’alimentazione e dallo stile di vita. Per questa ragione la prevenzione inizia quando sei ancora giovane e prosegue per tutta la vita, soprattutto se sai di avere alcuni fattori di rischio.Ti sembrerà una malattia tipica della vecchiaia, eppure le cause si presentano molti anni prima della fatidica soglia dei 50 anni. L’osteoporosi infatti viene provoca una riduzione della massa ossea e rende il tuo scheletro più fragile e soggetto a fratture, ma è solo grazie a uno stile di vita sano e alla corretta alimentazione che la puoi prevenire. Comportamenti che dovresti mettere in atto fin dall’età di vent’anni, quando la tua densità ossea raggiunge il picco massimo.In Italia ne soffrono circa 5 milioni di persone e l’80% di queste sono donne che hanno superato la menopausa. Una delle complicanze più frequenti è la rottura del femore: sono circa 100mila ogni anno i ricoveri per questo problema. Per non incorrere in questa patologia, cerca di conoscerla meglio e capire come difenderti.

         Cos’è l’osteoporosi 

L’osteoporosi è una malattia sistemica che provoca una riduzione della massa ossea, ma anche dal deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo. E ora cerchiamo di capire meglio insieme cosa significa questa definizione piena di termini tecnici. Una patologia viene definita sistemica quando colpisce molti organi o tessuti. In questo caso,diverse ossa. Di solito ha inizio dalla colonna vertebrale, da una mano oppure dal femore. E questa è anche una delle ragioni per cui la rottura della struttura che sorregge la coscia è una delle più frequenti tra le persone anziane. Il problema infatti è che le ossa si assottigliano e, di conseguenza, diventano più fragili e più inclini a cedere.

Questi traumi colpiscono inoltre:

le vertebre dorso-lombari

l’estremo distale del radio (nel tuo braccio)

l’omero prossimale (nel tuo avambraccio)

la tibia (nella tua gamba, quella che spesso si fratturano i calciatori)

i metatarsi (nelle dita del tuo piede)                                                                                                                                                                                                                                                                                  

Ma come si assottiglia la massa ossea? Pensa al tuo frigorifero: a inizio settimana, subito dopo aver appena fatto la spesa, sarà completamente pieno. A mano a mano che i giorni passano, si  svuoterà e dovrai andare di nuovo al supermercato. Si potrebbe dire, quindi, che quando hai tra i 20 e i 30 anni, hai un carrello molto pieno, cioè hai raggiunto il picco massimo di massa  ossea. Questa situazione non è stabile: il tessuto continua a venire riassorbito e a rigenerarsi, ma le due quantità si compensano e il frigorifero rimane sempre pieno.Quando superi i 35  anni, se sei una donna, e i 40, se sei un uomo, la tua massa ossea inizierà a riformarsi più lentamente e la tua dispensa piano piano sarà sempre più vuota. Di solito perdi tra l’1% e il 3%  all’anno, ma se la percentuale aumenta allora potrebbe subentrare l’osteoporosi.

         L’osteoporosi giovanile

Di solito, l’osteoporosi colpisce soprattutto le persone che hanno già superano i 50 anni di età. Ci sono però dei casi, piuttosto rari, nei quali può sopraggiungere attorno ai 20 anni, cioè quando l’osso entra nella fase di consolidamento. La massa ossea presente non è sufficiente e non si compattano gli osteoni, cioè i componenti del tessuto osseo.Può essere primitiva e quindi dovuta a un fattore genetico, oppure arrivare come conseguenza di altre patologie. Un’altra distinzione è tra l’osteogenesi imperfetta, che viene provocata da una malattia ereditaria del collagene, el’osteoporosi idiopatica giovanile, che di manifesta addirittura nei bambini prima della pubertà e, per fortuna, è una patologia reversibile.

         I sintomi dell’osteoporosi

Uno dei principali problemi dell’osteoporosi e che non dà sintomi, almeno all’inizio, e non è quindi semplice effettuare una diagnosi precoce. A mano a mano che la malattia avanza, però, potrebbe annunciarsi con una frattura a una della ossa elencate in precedenza, oppure con dolori improvvisi e intensi. Ma il malessere può diventare anche cronico, quando i muscoli attorno alla zona danneggiata si irrigidiscono per formare una sorta di armatura protettiva.Di conseguenza, la tua postura inizierà a subire delle variazioni. Se per esempio è la colonna vertebrale a essere stata coinvolta, potrebbe accentuarsi la cifosi dorsale. In poche parole, potrebbe venirti la gobba.Altri segnali che si accompagnano a quelli che ti ho appena descritto, sono le gambe pesanti e doloranti, la presenza di reumatismi e di eventuali calcoli renali, e la trombocitosi, cioè l’aumento delle piastrine nel sangue che può anche dare origine a coaguli e ostruzione dei vasi sanguigni.

         Le cause dell’osteoporosi

Per capire le cause dell’osteoporosi, bisogna innanzitutto effettuare una divisione tra osteoporosi primaria e secondaria.

  • Osteoporosi primaria: viene causata dal deterioramento della massa ossea, di solito per ragioni legate all’invecchiamento
  • Osteoporosi secondaria: provocata da un’altra patologia di tipo endocrino, gastrointestinale, del sangue oppure da alcuni tipi di farmaci che presentano questo effetto collaterale.

Il primo caso è comunque quello più frequente e colpisce soprattutto le donne dopo la menopausa, cioè quando vengono meno gli ormoni protettivi, in particolare gli estrogeni. Questi enzimi infatti favoriscono l’assorbimento del calcio da parte delle ossa che, di conseguenza si rafforzano. Una volta finito il periodo fertile, però, le ovaie smettono di produrli e la poca quantità che rimane in circolo non è sufficiente a garantire questa funzione. Gli uomini invece trovano un valido aiuto nel testosterone, il cui livello rimane invariato per tutta la durata della loro vita. Superati i 50 anni infatti questi ultimi devono rinunciare all’0,4% di calcio ogni anno, per le donne invece si parla di una percentuale che varia tra il 3 e il 6, per almeno i successivi cinque anni.

         I fattori di rischio dell’osteoporosi

I fattori di rischio dell’osteoporosi ai quali dovresti stare attento si manifestano già prima dei 30 anni, cioè quando raggiungi il picco massimo della tua massa ossea. Se sei troppo magro e la tua dieta è povera di calcio, le tue scorte potrebbero non essere sufficiente per far fronte alla perdita di tessuto osseo dovuto all’età. Ad esempio, se appartieni a quella categoria di persone che smettono di mangiare quando attraversano un periodo di stress o se, addirittura, ti è stata diagnosticata una forma di anoressia nervosa, le probabilità potrebbero aumentare. Se sei una donna, saprai di aver messo in pericolo le tue ossa quando il tuo ciclo mestruale si bloccherà perché avrai perso una quantità eccessiva di massa grassa, che contribuisce a produrre estrogeni. Anche se il primo menarca compare tardi o la menopausa subentra troppo prestopotrebbe dimostrarsi un segnale al quale devi prestare attenzione.L’età e il genere sono invece due fattori di rischio contro i quali non puoi davvero far nulla, se non cercare di mantenerti in salute durante tutto il corso della vita. E lo stesso discorso vale anche per la familiarità: se conosci un parente che ha avuto questo problema, è più probabile che tu ne soffra. Altri elementi che favoriscono la comparsa della patologia sono poi: assunzione di alcuni farmaci, come quelli a base di cortisone e quelli per contrastare l’epilessia, uno stile di vita troppo sedentario e l’abuso di alcol e fumo.

         La diagnosi di osteoporosi

La diagnosi di osteoporosi parte naturalmente dai sintomi che tu stesso racconterai al medico, ma sono necessari anche una serie di esami strumentali per valutare la densità ossea. L’indice utilizzato è quello previsto dall’Organizzazione mondiale della sanità, il cosiddetto T-score. A partire dallo standard fissato, lo specialista calcolerà a quale numero di deviazioni standard ti fermi, tenendo conto anche della tua età. Se la riduzione della tua massa non è severa, allora si tratterà semplicemente di osteopenia. Quando invece peggiora si arriva a una vera e propria forma patologica.I valori normali sono quelli di un giovane adulto di circa 35 anni con un solo punto di deviazione standard. Per misurarli si utilizza la densitometria ossea, detta anche mineralometria ossea computerizzata, cioè la MOC. Vengono semplicemente utilizzati i raggi X e si prendono in considerazione la quantità e la densità minerale del tuo scheletro. Di solito ci si concentra nelle zone più a rischio frattura, ma è possibile che te ne venga prescritta anche una total body. Un’indagine per nulla invasiva e assolutamente indolore: sarai sdraiato su un lettino e al di sotto viene collocato lo strumento che emette il fascio di raggi. I dati raccolti saranno poi elaborati da un computer specifico.Una radiografia più classica, invece, potrebbe servite come prima forma di accertamento, per capire se vi sia una frattura che possa essere segnale di osteoporosi e se sia aumentata la trasparenza delle trabecole ossee, una parte del tessuto osseo formata da lamelle, fibre di collagene e cellule ossee.

         Osteoporosi: quando preoccuparsi

Dovrai preoccuparti di soffrire di osteoporosi soprattutto in presenza di alcuni dei fattori di rischio elencati in precedenza. Presta attenzione poi a eventuali dolori diffusi o all’aumento della frequenza con la quali ti procuri una frattura. In quel caso, parlane sempre con il tuo medico che sarà consigliarti lo specialista adatto o prescriverti gli esami necessari.Per quanto riguarda i valori emersi dalla MOC invece, di solito si considera patologica una densità ossea che risulta inferiore allo standard di 2,5 punti.

         La cura per l’osteoporosi

Più che di una vera e propria cura per l’osteoporosi, è meglio parlare di trattamento. Si basa soprattutto sull’integrazione di calcio e vitamina Dattraverso la dieta e prodotti specifici. Si tratta di una terapia cronica, che dovrai seguire per tutta la vita. Inoltre, è consigliato effettuare un po’ di attività fisica, che contribuisce a potenziare la massa ossea a qualunque età la si pratichi.

         Come prevenire l’osteoporosi

La prevenzione dell’osteoporosi deve partire già adesso, anche se ti sembra di essere troppo giovane per preoccuparti di una patologia che di norma si associa alla vecchiaia. Cerca di avere una dieta ricca di calcio ed evita invece i cibi che contengono troppo sodio, che per essere digerito consuma invece proprio quel sale minerale di cui le tue ossa hanno così bisogno.Mantieni poi il tuo peso stabile. Evitare chili di troppo che provochino sovrappeso e obesità è corretto, ma anche l’eccessiva magrezza non è indice di salute. In particolare, le diete che ti portano a perdere molta massa grassa in pochissimo tempo rischiano di indebolire ossa e anche apparato cardiovascolare. Sono quindi da evitare assolutamente.Prendi poi un po’ di sole, perché la vitamina D, che viene prodotta soprattutto in questo modo, favorisce il potenziamento del tuo scheletro. A questi accorgimenti abbina anche la giusta dose di attività fisica, partendo da una camminata veloce ogni giorno, fino ad arrivare alla scelta di uno sport da praticare settimanalmente.

         L’alimentazione per l’osteoporosi

Per contrastare l’osteoporosi hai bisogno di calcio, e lo assimili soprattutto attraverso l’alimentazione. Una buona dieta per questa patologia dovrebbe contenere almeno 1000 milligrammi di calcio, che diventano 1500 una volta superata la menopausa o i 50 anni. I cibi che presentano la maggior concentrazione di questo prezioso sale minerale sono: i latticini, naturalmente, ma anche le verdure a foglia larga, la frutta secca, la frutta fresca, i legumi e l’acqua, facendo attenzione ad acquistare quella che ha un contenuto medio di sali minerali.Dall’altro lato limita invece quelli che sono troppo ricchi  di fosforo e di sodio. In particolare, la carne rossa, le bevande gassate, i salumi, il dado per il brodo e i prodotti pieni di conservanti. Accelerano infatti la perdita di calcio e magnesio e quindi la fragilità del tuo scheletro.

 

Fonti| Ministero della Salute; Fondazione Veronesi

 

 

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