Presunta correlazione tra virus e sclerosi sistemica
 
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Nel 2013 la rivista di reumatologia Clinical and Experimental Rheumatology divulga uno studio intitolato Role of viral infections in the etiopathogenesis of systemic sclerosis. Il lavoro parla della sclerosi sistemica o sclerodermia (SSc), che è una malattia autoimmune clinicamente eterogenea del tessuto connettivo, caratterizzata da manifestazioni vascolari, immuni-infiammatorie e fibrotiche.

L'incidenza di questa patologia è stimata tra i 4 e i 20 nuovi casi per 1.000.000 per anno e per la prevalenza tra i 30 e 450 casi per 1.000.000; sono quindi circa 25.000 le persone colpite in tutto il territorio nazionale, con 1000 nuovi casi annui soprattutto tra le donne. Nonostante le estese ricerche, i collegamenti ai patogeni principali tra queste caratteristiche e la malattia restano oscuri, nonché l'eziologia sottostante l'inizio di questo complesso disturbo. Già in questo studio sono state citate le conoscenze riguardo l'associazione di diverse infezioni virali con la sclerosi sistemica, concentrandosi principalmente sulle relazioni che descrivono una interazione di tipo meccanicistico tra gli agenti virali e la patogenesi della SSC. I virus quindi possono avere un ruolo chiave nello sviluppo della sclerosi sistemica. Quale sia però questo ruolo è ancora da studiare nello specifico.La Virologia dell'Università di Parma è stata finanziata proprio per indagare il rapporto tra virus e sclerosi sistemica. E lo farà con un team di ricerca tutto "rosa". Il finanziamento rientra tra i Progetti di Ricerca di rilevante Interesse Nazionale (Prin) ed è stato ottenuto dal gruppo di ricerca composto dalle professoresse Maria Cristina Arcangeletti, Adriana Calderaro, Flora De Conto e Maria Cristina Medici, affiancate dalle dottorande Rosita Vasile Simone, Clara Maccari e Alessandra Fazzi. Il gruppo di ricerca è afferente alla Unità di Microbiologia e Virologia del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell'Università di Parma e svolge anche attività diagnostica presso l'Unità Operativa di Virologia (Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma) diretta dalla stessa Calderaro. Il finanziamento ricevuto è di 522.351 euro, di cui 122.400 euro attribuiti al gruppo di ricerca della Virologia di Parma. Per quel che riguarda il macrosettore LS (Scienze della Vita), questo progetto è il secondo tra i sei progetti Prin finanziati a Parma per lo stesso macrosettore ed è tra i nove progetti con più alto finanziamento sui 109 finanziati a livello nazionale. ll progetto, dal titolo "Impatto dell'infezione da virus a DNA sullo sviluppo di patologie autoimmuni: focus sulla sclerosi sistemica", è coordinato da un gruppo di ricerca dell'Università di Modena e Reggio Emilia che, come il gruppo di Parma, svolge attività assistenziale, in particolare presso l'Unità Operativa di Reumatologia dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Modena. Al progetto partecipano anche le Università di Firenze e di Ferrara con una unità ciascuna. Questo progetto è stato considerato eccellente da tutti i Revisori per l'originalità, ma anche perché soddisfa i criteri di fattibilità grazie alle elevate competenze dei gruppi di ricerca partecipanti, favorendo una collaborazione interdisciplinare. In particolare, il gruppo di ricerca di Parma, implicato anche in attività diagnostica, potrà avvalersi dell'uso di sofisticate tecnologie presenti presso l'Unità Operativa di Virologia, sfruttando l'esperienza pluriennale raggiunta dai partecipanti allo studio nella diagnosi di laboratorio delle malattie da infezione virale. Lo studio è focalizzato sulla sclerosi sistemica (SSc), malattia cronica autoimmune caratterizzata da fibrosi tissutale con coinvolgimento della cute e di organi vitali, quali polmone e cuore, con quadri non di rado molto gravi e anche mortali. L'eziopatogenesi della malattia resta sconosciuta e necessita di approfondimenti scientifici, ma è probabilmente multifattoriale. Fattori ambientali e fattori infettivi scatenanti in un background genetico predisponente, sono fra quelli presi in maggior considerazione. Costituiscono ipotetici fattori coinvolti nella SSc alcuni virus, accomunati dalle seguenti caratteristiche: capacità di vivere a lungo nell'individuo infettato e capacità di infettare le tipologie cellulari coinvolte nella patogenesi della SSc (linfociti, cellule endoteliali e fibroblasti). Tra gli agenti virali che rispondono a tali caratteristiche sono da annoverare parvovirus B19, (HCMV) ed herpesvirus umano 6, che verranno studiati in questo progetto. Il gruppo di ricerca afferente all'Unità di Microbiologia e Virologia del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell'Università di Parma e all'Unità Operativa di Virologia dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, che possiede esperienza pluriennale per le ricerche e per la diagnosi di laboratorio delle infezioni da virus, tra cui quelle da HCMV, studierà il ruolo eventuale svolto da tale agente nella eziopatogenesi della SSc. In particolare, l'azione di interferenza sul ciclo cellulare virus-indotta potrebbe rappresentare un fattore di spicco nell'induzione dell'apoptosi di cellule endoteliali e/o nella iper-proliferazione di fibroblasti, eventi che distinguono la SSc. Altro aspetto importante è la ricerca e individuazione, nei soggetti con SSc, di ceppi di HCMV caratterizzati da specifiche associazioni genotipiche di fattori di virulenza che possano essere considerati marcatori di SSc.Questo risultato potrà fornire le basi molecolari per l'utilizzo sistematico dell'analisi di tali genotipi virali come indici predittivi per definire i possibili esiti di infezione da HCMV in questa categoria di pazienti e mettere a punto protocolli profilattici e terapeutici specifici. Non solo, ma si prevede interessante l'utilizzo di questi specifici fattori di virulenza di HCMV quali molecole candidate per l'allestimento di vaccini terapeutici. Valutare gli aspetti eziologici di tale malattia complessa come la sclerosi sistemica, soffermandosi sulle infezioni da virus a DNA, rappresenta un'importante sfida che potrebbe portare a rilevanti acquisizioni su tale disturbo, sia dal punto di vista eziopatogenetico che terapeutico, offrendo importanti prospettive per migliorare la qualità di vita dei pazienti interessati.

Fonte:(Microbiologia Italia)

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